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Dai Sifu Filippo Cuciuffo delega la responsabilità tecnica di Escrima per il nord Italia a
Sifu Paolo Brighi

Sifu
P. Brighi con professionalità e costanza, continua ad insegnare
in Romagna l'Escrima, efficacissima arte marziale che mette in grado di
sapersi difendere in brutte circostanze utilizzando ciò che si
trova a portata di mano, una penna, una sedia, un portachiavi, e che dà
confidenza nell'affrontare un teppista che ci aggredisce con un bastone
o un qualsiasi oggetto contundente, e, in casi estremi dove non ci sia
possibilità di fuga, di utilizzare al meglio ogni possibilità
contro un'arma pericolosissima come un coltello.
Aggiornamenti costanti e duro lavoro sono il credo di Sifu
P. Brighi che da poco ha partecipato ad un eccezionale seminario in Germania
di “SAMBO und POLIZEITECHNIKEN” diretto dal “LIEUTENANT-COLONEL
Stoyan Saladinov Stoyanov” Capo Istruttore delle Arti Marziali delle
Unità Speciali Antiterrorismo in Bulgaria, e la sua vacanza di
Pasqua è stata di farsi uno stage di 3 giorni al “castello”
allenandosi 7ore e mezza al giorno, 2 ore e mezza di stage diretto dal
Si Gung Kernspecht, e 5 ore dirette dal G. M. Bill Newman, durante le
quali ha approfondito la sua conoscenza di quei programmi che tanto piacciono
al G. M. stesso e che sconfinano nell'uso di armi medioevali, che tanto
danno al raffinamento tecnico di un professionista, e che comunque ti
rapiscono l'anima nel profondo e ti fanno capire, che a un livello superiore,
anche l'Escrima ti migliora nello spirito.
Con entusiasmo Sifu P. Brighi sarà lieto di allenare chiunque voglia aggiornarsi e andare avanti con i gradi di Escrima, organizzando stage nella sua zona, o passando il fine settimana nella sua scuola.
Sifu Paolo Brighi, 4°T.G. di W.T. e 2°T.G. di E.
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SOPRAVVIVERE AL COLTELLO

Combattere a mani nude con un delinquente armato di coltello è
davvero una lotta impari. Non c’è bisogno di un esperto e
una daga da 300 euro per recare danni, un normale coltello da cucina o
una bottiglia rotta, branditi con rabbia e istinto assassino, sono in
grado di provocare danni permanenti e morte con estrema facilità.
Al bando quindi le illusioni di qualche pseudo maestro, fortunatamente
ce ne sono sempre di meno, che pensa di essere invulnerabile e di potersi
difendere facilmente e senza subire ferite nelle proprie carni.
Detto questo, rimbocchiamoci le maniche e lavoriamo sodo e nel modo più
realistico possibile, poiché “ la via dei nostri allenamenti
sarà la via delle nostre reazioni “ Più padroneggiate
l’arte di combattere e maneggiare il coltello, e maggiori saranno
le possibilità di sopravvivere a mani nude ad una aggressione da
arma da taglio.
Dedicate quindi tempo a duellare “ daga contro daga “ così
da rendervi conto che è il modo di combattere più difficile,
e che è un tipo di duello, dal quale è impossibile non riportare
almeno una ferita, per via del fatto che è un’arma relativamente
piccola, per cui combattere significa arrivare ad una distanza ravvicinata
e al corpo a corpo, e leggera, per cui si arriva a delle altissime velocità
di esecuzione, e una tecnica più è veloce e più è
difficile da difendere.
Ora,
di fronte a una minaccia con coltello, cercate una via di fuga, scappate,
è la cosa migliore da fare, nel mentre potete usufruire di armi
che l’ambiente vi fa trovar vicino, una sedia, una bottiglia, un
posacenere, le vostre chiavi di casa ben impugnate, un indumento per avvolgere
il braccio usato per protezione onde evitare tagli allo stesso, ecc. ecc.
Però ora, anche se pensate che non succederà proprio a
voi, una banale lite, una mano afferra un coltello, non c’è
via di fuga, l’attacco è partito e non vi rimangono che le
vostre reazioni ben allenate con un esperto del settore, buona fortuna.
A cura di :
Si Fu Paolo Brighi
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IMPARARE A CONOSCERSI
E'
IMPARARE A DIFENDERSI
a cura di Dott. Mattia Fenati
Oggi purtroppo viviamo in un’epoca intrisa di violenze in
cui tutti conosciamo l’importanza dell’autodifesa o autoprotezione.
Per il dizionario della lingua italiana l'Autodifesa, o Difesa Personale,
è la capacità propria di saper gestire (o evitare) una disputa
(non per forza violenta) tra individui che, per svariati motivi, possono
giungere ad uno scontro.
A differenza delle tecniche di combattimento sportive, quelle di difesa
personale si differenziano per due caratteristiche fondamentali: applicazione
e durata del combattimento.
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l'applicazione: deve consentire una esecuzione il più
efficace possibile, soprattutto tenendo conto della mancanza di limitazione
nei colpi;
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la durata: mentre l'allenamento sportivo prepara l'atleta
ad affrontare incontri molto lunghi, suddivisi magari in più
round, quello di autodifesa prepara l'allievo ad affrontare scontri
che possono durare pochi secondi. Dove lo scopo è quello di
neutralizzare l'aggressore nel più breve tempo possibile.
Esistono svariate e molteplici tecniche di difesa dalle
aggressioni fisiche e variano da scuola a scuola. Tutte però hanno
in comune la ricerca della semplicità di esecuzione e l'efficacia.
È fondamentale che una tecnica di difesa entri nella memoria di
chi la esegue, deve cioè essere eseguita spontaneamente; la tecnica
non deve essere pensata, deve essere eseguita e basta, come se il corpo
reagisse per istinto. E' per questo che il Wing Tsun nel corso degli anni
si è evoluto proprio in direzione questa caratteristiche: la semplicità
e l'immediatezza.
Ciò che è semplice può essere appreso prima e sarà
più efficace nel momento del bisogno.
Nel WT ogni parte del corpo può diventare un'arma, senza dimenticare
che nei principi dell'Escrima praticamente qualsiasi oggetto può
essere usato allo stesso scopo.
È molto diffusa l'opinione che la difesa personale sia solo un'insieme
di tecniche ed insegnamenti atti ad atterrare un avversario prima che
sia lui a farlo, come si può vedere in alcune pellicole cinematografiche
confondendo l'autodifesa con lo street fighting. In realtà la difesa
personale comprende sia tecniche fisiche per la difesa dalle aggressioni,
sia un profondo lavoro psicologico.
Per questo motivo è impossibile non tenere conto degli aspetti
psicologici che intervengono durante un combattimento e che possono influenzarne
pesantemente l'esito.
Davanti ad un malintenzionato nella nostra mente si scatenano una serie
di forti emozioni che producono dei notevoli effetti conseguenziali sul
nostro corpo.
Le emozioni
Ma che cos'è un emozione. L’emozione è definita come quella
complessa catena di fenomeni fisici compresi tra la comparsa dello stimolo
scatenante e l’esecuzione del comportamento di risposta.
Questi fenomeni cambiano a seconda dello stimolo che percepiamo valutato
come desiderabile o dannoso e ciò mobilita in noi delle funzioni
organiche che ci mettono in agitazione. (Cuore che ci batte in gola, provare
un senso di gioia o di paura, sobbalzare, ridere, piangere, scappare,
ecc..)
Le emozioni nel combattimento comprendono 2 grandi sfere:
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Quella psicologico/comportamentale, che riguarda gli
stati d'animo e le manifestazioni motorie dell'emozione (ad esempio
la paura, la grinta, l'attacco o la fuga, le modificazioni dell'atteggiamento
posturale e della mimica facciale).
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Quello fisiologico, che riguarda tutte le modificazioni
fisiche (alterazione della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa,
dilatazione pupillare, cambiamento o modificazione del ritmo respiratorio,
ecc...)
Nella fattispecie di un aggressione l'emozione più
importante da considerare è senza dubbio la paura.
Quali sono le funzioni della paura?
La parola paura racchiude tutti quegli stadi di intensità emotiva
che possono andare in aumento da sensazioni come la preoccupazione, il
timore, l'inquietudine, il terrore a sensazioni che possono diventare
addirittura psicopatologiche diventando ansia, fobia o panico.
Nello specifico qualunque emozione attiva il sistema nervoso autonomo
che è la parte del sistema nervoso che regola le reazioni dell'organismo
che non dipendono dalla nostra volontà, come il battito cardiaco,
la respirazione, pressione sanguigna. Ad esso è legata l'attività
del cosiddetto sistema endocrino, complesso di ghiandole che producono
uno o piu' ormoni ad esempio l'adrenalina che, generalmente agiscono su
organi detti "BERSAGLIO".
Nel caso di un aggressione, di paura, di ansia o anche di freddo, la ghiandola
surrenale, stimolata dall’ipotalamo, secerne l’adrenalina che attraverso
il flusso sanguigno raggiunge recettori specifici situati nel fegato,
nei muscoli scheletrici, nel cuore e nel sistema vascolare producendo
effetti stimolanti: il cuore batte più rapidamente e i muscoli
ricevono più sangue, aumentata la velocità alla quale vengono
inviate le informazioni ai centri visivi e motori . Con l’adrenalina il
corpo ottiene un aumento del livello di energia disponibile cui poter
attingere per battersi con il nemico o per fuggire. Questa reazione ha
origine nel nostro istinto di sopravvivenza: in caso di stress o pericolo
dobbiamo essere in grado di “lottare o fuggire per salvarci”!
Sicuramente, la paura ha una funzione positiva, segnalamdoci uno stato
di emergenza ed allarme e preparando la mente e il corpo alla reazione
ma può capitare anche l'esatto opposto; esiste un sistema inibitore
dell’azione che dà origine alla reazione endocrina di ‘stress’
e alla reazione vasocostrittoria di attesa dell’azione dove chi la subisce
percepisce un vero e proprio blocco diventando completamente incapace
di agire.
Con un buon allenamento in palestra e un'adeguata preparazione fisica
aumentano le nostre possibilità di non bloccarci in una situazione
di emergenza. Ecco perchè nei corsi di Wing Tsun alla Palestra
Meeting ci si addestra di tanto in tanto anche a questo genere di situazioni,
simulando il più possibile la realtà, ricreando situazioni
verosimilmente reali di aggressioni, scippi, pestaggi, rapine dove l'allievo
impara sì le tecniche di difesa ma anche a gestire lo stress e
le emozioni. Ovviamente non è possibile riprodurre fedelmente il
tipo di stress che si verificherebbe in una reale situazione di pericolo,
si possono però ottenere ottimi risultati, soprattutto con persone
che manifestano problemi di insicurezza personale...Imparare a conoscersi
vuole dire anche imparare a difendersi!
Per concludere, c'è da dire che sfortunatamente,
i teppisti da strada sono molto più abituati alla violenza di chi
dovrebbe difendersi percui la prevenzione è il concetto fondamentale
dell'autodifesa. La prevenzione serve ad evitare inutili situazioni di
rischio per la persona. Il detto dei nostri nonni "Prevenire è
meglio che curare" può essere adottato anche ai giorni nostri
ed in questo campo.
Lo studio di un arte di difesa, prima di tutto intende dare in primis
una conoscenza dei rischi e delle violenze che tutti i giorni questo mondo
ci pone davanti. Essere più forti o più deboli non serve
a niente; la sola cosa che conta è il reciproco rispetto che abbiamo
l'uno per l'altro.
Il nostro atteggiamento è l'unica chiave preventiva contro qualsiasi
attacco.
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WingTsun e Zen
Di fronte a un gran maestro, svuota la tua tazza
Impariamo a riconoscere chi è più saggio di
noi, e rispettiamolo. Riconosciamo il fatto naturale che nessuno potrà
mai dirsi davvero grande prima di aver vissuto molti anni.
Lasciate che vi racconti una storiella che molti di voi già conoscono:
un uomo andò a trovare un famoso insegnante di arti marziali per
apprendere l’autodifesa. Durante la lezione l’uomo spesso
interrompeva per spiegare perché faceva diverso quel dato esercizio,
del tipo," ah sai io però preferirei così",
o "questo lo eseguo diversamente perché ho le spalle robuste"
ecc. ecc.
Il famoso insegnante andò vicino al nuovo arrivato e gli disse
di difendersi, l’uomo fallì ma disse:" Scusa non
ero pronto, posso riprovare?"
Fallì di nuovo e disse:" Sì però se andassi
più veloce...".
A quel punto l’insegnante interruppe la lezione per offrire un
tè al nuovo arrivato, e quando andò per riempirgli la tazza,
continuò a versare il tè anche quando la tazza era piena.
Naturalmente il tè fuoriuscì, e l’uomo urlò
" Attento, è già piena!". Il gran maestro
ribatté: "Proprio come la tua mente. Ese continuerai così
non potrai apprendere nulla di nuovo".
Ricordiamoci che ciò che è stato percepito non può
essere percepito di nuovo, la percezione di un attimo non può essere
quella dell’attimo dopo, ogni esperienza è in realtà
unica.
Rechiamoci quindi dal nostro insegnante privi di ogni preconcetto, mettiamo
da parte il nostro ego ed eseguiamo con gran concentrazione tutto ciò
che ci viene proposto, e ripetiamolo senza obiettare come una forma, che
la nostra ripetizione farà diventare espressione informe.
Solo così potremo permettere al nostro insegnante di piantare i
semi di ciò che voleva trasmetterci dentro di noi, e noi a sua
volta innaffieremo questi semi con ferrea disciplina, con la comprensione
della forza della ripetizione:praticare, praticare, praticare;
sperimentare, sperimentare, sperimentare; ripetere, ripetere, ripetere,
e ancora praticare.
Vi è sembrato ripetitivo? Se avessi più spazio lo scriverei
ancora un’altra volta, in virtù del fatto che ciò
che viene ripetuto all’infinito può resistere, al contrario,
ciò che viene ottenuto in breve non può durare.
Per concludere, un saluto affettuoso e un ringraziamento a Dai Sifu
F. Cuciuffo, Si Gung Kernspecht, Si Jo Leung Ting e Master Bill Newman.
Sifu Paolo Brighi
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