Dai Sifu Filippo Cuciuffo delega
la responsabilità tecnica di Escrima per il nord Italia a
Sifu Paolo Brighi



 

Sifu P. Brighi con professionalità e costanza, continua ad insegnare in Romagna l'Escrima, efficacissima arte marziale che mette in grado di sapersi difendere in brutte circostanze utilizzando ciò che si trova a portata di mano, una penna, una sedia, un portachiavi, e che dà confidenza nell'affrontare un teppista che ci aggredisce con un bastone o un qualsiasi oggetto contundente, e, in casi estremi dove non ci sia possibilità di fuga, di utilizzare al meglio ogni possibilità contro un'arma pericolosissima come un coltello.

 

 

Aggiornamenti costanti e duro lavoro sono il credo di Sifu P. Brighi che da poco ha partecipato ad un eccezionale seminario in Germania di “SAMBO und POLIZEITECHNIKEN” diretto dal “LIEUTENANT-COLONEL Stoyan Saladinov Stoyanov” Capo Istruttore delle Arti Marziali delle Unità Speciali Antiterrorismo in Bulgaria, e la sua vacanza di Pasqua è stata di farsi uno stage di 3 giorni al “castello” allenandosi 7ore e mezza al giorno, 2 ore e mezza di stage diretto dal Si Gung Kernspecht, e 5 ore dirette dal G. M. Bill Newman, durante le quali ha approfondito la sua conoscenza di quei programmi che tanto piacciono al G. M. stesso e che sconfinano nell'uso di armi medioevali, che tanto danno al raffinamento tecnico di un professionista, e che comunque ti rapiscono l'anima nel profondo e ti fanno capire, che a un livello superiore, anche l'Escrima ti migliora nello spirito.

Con entusiasmo Sifu P. Brighi sarà lieto di allenare chiunque voglia aggiornarsi e andare avanti con i gradi di Escrima, organizzando stage nella sua zona, o passando il fine settimana nella sua scuola.


Sifu Paolo Brighi, 4°T.G. di W.T. e 2°T.G. di E.

 

 


Campus Estivo di Marina di Carrara


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Durante il Campus Estivo 2006, svoltosi a Marina di Carrara, si è tenuto lo stage di Escrima, diretto da Sifu Brighi.
Nella foto vediamo alcuni dei partecipanti allo stage, alcuni dei quali mostrano l'attestato del passaggio di grado appena sostenuto. Al centro Dai Sifu Filippo Cuciuffo, in maglia rossa, ed al suo fianco Sifu Paolo Brighi.

"Lo stage ha avuto un grosso successo e tutti hanno lavorato intensamente divertendosi.
Lieti dell'esperienza positiva e forti dei risultati ottenuti, ripeteremo questo stage tutti gli anni, per portare sempre più avanti il livello degli Escrimadores in Italia"

 



 

SOPRAVVIVERE AL COLTELLO

 

Combattere a mani nude con un delinquente armato di coltello è davvero una lotta impari. Non c’è bisogno di un esperto e una daga da 300 euro per recare danni, un normale coltello da cucina o una bottiglia rotta, branditi con rabbia e istinto assassino, sono in grado di provocare danni permanenti e morte con estrema facilità.

Al bando quindi le illusioni di qualche pseudo maestro, fortunatamente ce ne sono sempre di meno, che pensa di essere invulnerabile e di potersi difendere facilmente e senza subire ferite nelle proprie carni.

Detto questo, rimbocchiamoci le maniche e lavoriamo sodo e nel modo più realistico possibile, poiché “ la via dei nostri allenamenti sarà la via delle nostre reazioni “ Più padroneggiate l’arte di combattere e maneggiare il coltello, e maggiori saranno le possibilità di sopravvivere a mani nude ad una aggressione da arma da taglio.

Dedicate quindi tempo a duellare “ daga contro daga “ così da rendervi conto che è il modo di combattere più difficile, e che è un tipo di duello, dal quale è impossibile non riportare almeno una ferita, per via del fatto che è un’arma relativamente piccola, per cui combattere significa arrivare ad una distanza ravvicinata e al corpo a corpo, e leggera, per cui si arriva a delle altissime velocità di esecuzione, e una tecnica più è veloce e più è difficile da difendere.

Ora, di fronte a una minaccia con coltello, cercate una via di fuga, scappate, è la cosa migliore da fare, nel mentre potete usufruire di armi che l’ambiente vi fa trovar vicino, una sedia, una bottiglia, un posacenere, le vostre chiavi di casa ben impugnate, un indumento per avvolgere il braccio usato per protezione onde evitare tagli allo stesso, ecc. ecc.

Però ora, anche se pensate che non succederà proprio a voi, una banale lite, una mano afferra un coltello, non c’è via di fuga, l’attacco è partito e non vi rimangono che le vostre reazioni ben allenate con un esperto del settore, buona fortuna.

 

 

 


A cura di :
Si Fu Paolo Brighi

 


IMPARARE A CONOSCERSI
E'
IMPARARE A DIFENDERSI

a cura di Dott. Mattia Fenati

 

Oggi purtroppo viviamo in un’epoca intrisa di violenze in cui tutti conosciamo l’importanza dell’autodifesa o autoprotezione.
Per il dizionario della lingua italiana l'Autodifesa, o Difesa Personale, è la capacità propria di saper gestire (o evitare) una disputa (non per forza violenta) tra individui che, per svariati motivi, possono giungere ad uno scontro.
A differenza delle tecniche di combattimento sportive, quelle di difesa personale si differenziano per due caratteristiche fondamentali: applicazione e durata del combattimento.

  • l'applicazione: deve consentire una esecuzione il più efficace possibile, soprattutto tenendo conto della mancanza di limitazione nei colpi;

  • la durata: mentre l'allenamento sportivo prepara l'atleta ad affrontare incontri molto lunghi, suddivisi magari in più round, quello di autodifesa prepara l'allievo ad affrontare scontri che possono durare pochi secondi. Dove lo scopo è quello di neutralizzare l'aggressore nel più breve tempo possibile.

 

Esistono svariate e molteplici tecniche di difesa dalle aggressioni fisiche e variano da scuola a scuola. Tutte però hanno in comune la ricerca della semplicità di esecuzione e l'efficacia. È fondamentale che una tecnica di difesa entri nella memoria di chi la esegue, deve cioè essere eseguita spontaneamente; la tecnica non deve essere pensata, deve essere eseguita e basta, come se il corpo reagisse per istinto. E' per questo che il Wing Tsun nel corso degli anni si è evoluto proprio in direzione questa caratteristiche: la semplicità e l'immediatezza.
Ciò che è semplice può essere appreso prima e sarà più efficace nel momento del bisogno.


Nel WT ogni parte del corpo può diventare un'arma, senza dimenticare che nei principi dell'Escrima praticamente qualsiasi oggetto può essere usato allo stesso scopo.
È molto diffusa l'opinione che la difesa personale sia solo un'insieme di tecniche ed insegnamenti atti ad atterrare un avversario prima che sia lui a farlo, come si può vedere in alcune pellicole cinematografiche confondendo l'autodifesa con lo street fighting. In realtà la difesa personale comprende sia tecniche fisiche per la difesa dalle aggressioni, sia un profondo lavoro psicologico.
Per questo motivo è impossibile non tenere conto degli aspetti psicologici che intervengono durante un combattimento e che possono influenzarne pesantemente l'esito.
Davanti ad un malintenzionato nella nostra mente si scatenano una serie di forti emozioni che producono dei notevoli effetti conseguenziali sul nostro corpo.

 

Le emozioni

Ma che cos'è un emozione. L’emozione è definita come quella complessa catena di fenomeni fisici compresi tra la comparsa dello stimolo scatenante e l’esecuzione del comportamento di risposta.
Questi fenomeni cambiano a seconda dello stimolo che percepiamo valutato come desiderabile o dannoso e ciò mobilita in noi delle funzioni organiche che ci mettono in agitazione. (Cuore che ci batte in gola, provare un senso di gioia o di paura, sobbalzare, ridere, piangere, scappare, ecc..)
Le emozioni nel combattimento comprendono 2 grandi sfere:

  • Quella psicologico/comportamentale, che riguarda gli stati d'animo e le manifestazioni motorie dell'emozione (ad esempio la paura, la grinta, l'attacco o la fuga, le modificazioni dell'atteggiamento posturale e della mimica facciale).

  • Quello fisiologico, che riguarda tutte le modificazioni fisiche (alterazione della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa, dilatazione pupillare, cambiamento o modificazione del ritmo respiratorio, ecc...)

Nella fattispecie di un aggressione l'emozione più importante da considerare è senza dubbio la paura.

 

Quali sono le funzioni della paura?

La parola paura racchiude tutti quegli stadi di intensità emotiva che possono andare in aumento da sensazioni come la preoccupazione, il timore, l'inquietudine, il terrore a sensazioni che possono diventare addirittura psicopatologiche diventando ansia, fobia o panico.
Nello specifico qualunque emozione attiva il sistema nervoso autonomo che è la parte del sistema nervoso che regola le reazioni dell'organismo che non dipendono dalla nostra volontà, come il battito cardiaco, la respirazione, pressione sanguigna. Ad esso è legata l'attività del cosiddetto sistema endocrino, complesso di ghiandole che producono uno o piu' ormoni ad esempio l'adrenalina che, generalmente agiscono su organi detti "BERSAGLIO".

Nel caso di un aggressione, di paura, di ansia o anche di freddo, la ghiandola surrenale, stimolata dall’ipotalamo, secerne l’adrenalina che attraverso il flusso sanguigno raggiunge recettori specifici situati nel fegato, nei muscoli scheletrici, nel cuore e nel sistema vascolare producendo effetti stimolanti: il cuore batte più rapidamente e i muscoli ricevono più sangue, aumentata la velocità alla quale vengono inviate le informazioni ai centri visivi e motori . Con l’adrenalina il corpo ottiene un aumento del livello di energia disponibile cui poter attingere per battersi con il nemico o per fuggire. Questa reazione ha origine nel nostro istinto di sopravvivenza: in caso di stress o pericolo dobbiamo essere in grado di “lottare o fuggire per salvarci”!

Sicuramente, la paura ha una funzione positiva, segnalamdoci uno stato di emergenza ed allarme e preparando la mente e il corpo alla reazione ma può capitare anche l'esatto opposto; esiste un sistema inibitore dell’azione che dà origine alla reazione endocrina di ‘stress’ e alla reazione vasocostrittoria di attesa dell’azione dove chi la subisce percepisce un vero e proprio blocco diventando completamente incapace di agire.

Con un buon allenamento in palestra e un'adeguata preparazione fisica aumentano le nostre possibilità di non bloccarci in una situazione di emergenza. Ecco perchè nei corsi di Wing Tsun alla Palestra Meeting ci si addestra di tanto in tanto anche a questo genere di situazioni, simulando il più possibile la realtà, ricreando situazioni verosimilmente reali di aggressioni, scippi, pestaggi, rapine dove l'allievo impara sì le tecniche di difesa ma anche a gestire lo stress e le emozioni. Ovviamente non è possibile riprodurre fedelmente il tipo di stress che si verificherebbe in una reale situazione di pericolo, si possono però ottenere ottimi risultati, soprattutto con persone che manifestano problemi di insicurezza personale...Imparare a conoscersi vuole dire anche imparare a difendersi!

Per concludere, c'è da dire che sfortunatamente, i teppisti da strada sono molto più abituati alla violenza di chi dovrebbe difendersi percui la prevenzione è il concetto fondamentale dell'autodifesa. La prevenzione serve ad evitare inutili situazioni di rischio per la persona. Il detto dei nostri nonni "Prevenire è meglio che curare" può essere adottato anche ai giorni nostri ed in questo campo.
Lo studio di un arte di difesa, prima di tutto intende dare in primis una conoscenza dei rischi e delle violenze che tutti i giorni questo mondo ci pone davanti. Essere più forti o più deboli non serve a niente; la sola cosa che conta è il reciproco rispetto che abbiamo l'uno per l'altro.

Il nostro atteggiamento è l'unica chiave preventiva contro qualsiasi attacco.



WingTsun e Zen
Di fronte a un gran maestro, svuota la tua tazza

 

Impariamo a riconoscere chi è più saggio di noi, e rispettiamolo.
Riconosciamo il fatto naturale che nessuno potrà mai dirsi davvero grande prima di aver vissuto molti anni.

Lasciate che vi racconti una storiella che molti di voi già conoscono: un uomo andò a trovare un famoso insegnante di arti marziali per apprendere l’autodifesa. Durante la lezione l’uomo spesso interrompeva per spiegare perché faceva diverso quel dato esercizio, del tipo," ah sai io però preferirei così", o "questo lo eseguo diversamente perché ho le spalle robuste" ecc. ecc.
Il famoso insegnante andò vicino al nuovo arrivato e gli disse di difendersi, l’uomo fallì ma disse:" Scusa non ero pronto, posso riprovare?"
Fallì di nuovo e disse:" Sì però se andassi più veloce...".

A quel punto l’insegnante interruppe la lezione per offrire un tè al nuovo arrivato, e quando andò per riempirgli la tazza, continuò a versare il tè anche quando la tazza era piena.
Naturalmente il tè fuoriuscì, e l’uomo urlò " Attento, è già piena!". Il gran maestro ribatté: "Proprio come la tua mente. Ese continuerai così non potrai apprendere nulla di nuovo".

Ricordiamoci che ciò che è stato percepito non può essere percepito di nuovo, la percezione di un attimo non può essere quella dell’attimo dopo, ogni esperienza è in realtà unica.
Rechiamoci quindi dal nostro insegnante privi di ogni preconcetto, mettiamo da parte il nostro ego ed eseguiamo con gran concentrazione tutto ciò che ci viene proposto, e ripetiamolo senza obiettare come una forma, che la nostra ripetizione farà diventare espressione informe.
Solo così potremo permettere al nostro insegnante di piantare i semi di ciò che voleva trasmetterci dentro di noi, e noi a sua volta innaffieremo questi semi con ferrea disciplina, con la comprensione della forza della ripetizione:praticare, praticare, praticare; sperimentare, sperimentare, sperimentare; ripetere, ripetere, ripetere, e ancora praticare.
Vi è sembrato ripetitivo? Se avessi più spazio lo scriverei ancora un’altra volta, in virtù del fatto che ciò che viene ripetuto all’infinito può resistere, al contrario, ciò che viene ottenuto in breve non può durare.

Per concludere, un saluto affettuoso e un ringraziamento a Dai Sifu F. Cuciuffo, Si Gung Kernspecht, Si Jo Leung Ting e Master Bill Newman.

Sifu Paolo Brighi

 

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